Chi era Lorenzo Buffon detto "Tenaglia"?
Lorenzo Buffon, addio al signore dei pali che ha fatto grande Milan e Inter.
Lorenzo Buffon se n’è andato il 25 novembre 2025, nella sua casa di Latisana, a pochi giorni dal suo novantaseiesimo compleanno. La sua morte ha riaperto un album di ricordi che parte dal Friuli e arriva fino alle notti di San Siro, in un’epoca in cui il calcio aveva altri ritmi e altri volti.
Nato a Majano nel 1929, Buffon è stato uno dei portieri simbolo degli anni cinquanta. Con il Milan ha vinto cinque scudetti, difendendo la porta rossonera con una combinazione rara di eleganza e concretezza. La sua presa sicura gli valse il soprannome di Tenaglia, mentre i tifosi vedevano in lui il portiere perfetto per una squadra che stava diventando grande in Italia e in Europa.
Dopo il ciclo rossonero arrivarono l’Inter, il Genoa e la Fiorentina, oltre alle 15 presenze in Nazionale e alla partecipazione al Mondiale del 1962. I derby tra Milan e Inter di quegli anni non erano solo sfide di città, ma anche duelli tra fuoriclasse della porta. La rivalità tecnica con Giorgio Ghezzi è rimasta nella memoria come una delle più affascinanti per chi ama il ruolo del portiere.
La scomparsa di Buffon ha generato un’ondata di messaggi da parte di club, campioni e giornali.
Il Milan lo ha ricordato come un uomo di stile, definendolo un esempio di serietà, professionalità e fedeltà ai colori rossoneri.
L’Inter ha espresso il proprio cordoglio parlando di una figura luminosa della storia nerazzurra, un protagonista dell’epoca che ha preparato il terreno ai trionfi successivi.
Gianluigi Buffon, suo parente alla lontana, lo ha salutato pubblicamente come un punto di riferimento, sottolineando il legame familiare e ideale tra due generazioni di portieri.
Testate come La Gazzetta dello Sport lo hanno definito uno degli ultimi signori della porta, ricordando il suo stile sobrio e la capacità di tenere in piedi una squadra nei momenti più difficili.
Lorenzo Buffon apparteneva a un calcio dove il portiere non era solo il numero uno sulle spalle, ma il primo regista dell’azione e l’ultimo baluardo da superare. La sua posizione in campo, le uscite alte, il coraggio nel buttarsi tra i piedi degli attaccanti raccontavano un modo di interpretare il ruolo che oggi sembra quasi artigianale rispetto alla velocità contemporanea.
La sua eredità vive in due dimensioni. Da una parte c’è la tradizione italiana dei grandi portieri, che da Buffon arriva fino ai campioni più recenti. Dall’altra c’è il ricordo umano di chi lo ha conosciuto nei club, negli spogliatoi, nei settori giovanili, dove ha continuato a dare consigli e a osservare in silenzio i ragazzi tra i pali.
Con la morte di Lorenzo Buffon il calcio italiano saluta uno degli ultimi custodi di quell’epoca. Restano le fotografie in bianco e nero, le cronache d’archivio, i racconti dei tifosi e il filo invisibile che lega la porta di San Siro di ieri a quella di oggi. Ogni volta che un portiere sceglie il tempo giusto per un’uscita o blocca un pallone impossibile, un piccolo pezzo di quella scuola antica continua a vivere anche grazie a lui.
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